E voi come vivrete? (君たちはどう生きるか – Kimi-tachi wa dō ikiru ka) è il titolo originale dell’ultimo film di Hayao Miyazaki che nelle nostre sale è uscito il 1 Gennaio 2023 con il titolo IL RAGAZZO E L’AIRONE. Il titolo originale riprende il nome di un romanzo che è stato importante per l’infanzia di molti giapponesi, tra cui il Maestro Miyazaki; un romanzo di Genzaburo Yoshino, pubblicato nel 1937. “E voi come vivrete?” narra del rapporto tra un giovane ragazzo (Coper) e suo zio, il quale racconta storie su temi quali: la visione delle cose, la struttura della società, le relazioni, il bullismo, la filosofia ecc… sottoforma di nota scritta su post-it. Il volume si conclude con la domanda rivolta direttamente al lettore “E tu come vivrai?”
Il film riprende dal libro il suo senso generico, il suo scopo e pensiero: la sceneggiatura de “Il Ragazzo e L’Airone” si presenta come una storia di crescita del protagonista (Mahito) e come una serie di avvenimenti possano prendere una piega piuttosto che un’altra tramite le decisioni che vengono prese lungo il proprio cammino di vita, e che siano scelte giuste o sbagliate non ci è dato saperlo, sappiamo solo che in quel momento era ciò che era giusto fare.
TRA SURREALISMO E CONFLITTI INTERIORI: LA TRAMA
Lo scenario è inserito in un contesto bellico: si tratta del 1943, a Tokyo durante la Guerra del Pacifico. Il giovane Mahito perde la mamma in un incendio e il padre dopo poco si risposa con la zia Natsuko. Per sfuggire alla guerra tutta la famiglia si trasferisce in una villa lontana dalla metropoli.
Il giovane Mahito non riesce ad accettare la morte della mamma e tale desiderio è stato sicuramente rafforzato dopo aver trovato una copia del libro “E voi come vivrete?” con annotazioni della mamma, la quale avrebbe voluto regalarlo al figlio quando sarebbe stato grande abbastanza.
Il giovane all’inizio viene quasi perseguitato dalla figura di un airone cenerino che lo invita a seguirlo in una torre all’interno del bosco per fargli rincontrare la madre, sostenendo che fosse ancora viva e la zia Natsuko che si era addentrata tra gli alberi e che tutti avevano iniziato a cercare.
La torre in questione si verrà a scoprire che è “caduta dal cielo” (come una sorta di meteorite) e che un antenato della famiglia (il prozio) capì l’importanza della torre e ci fece costruire attorno un edificio che adibì a suo studio e biblioteca, successivamente abbandonata alla morte dell’anziano e ritenuta off-limits perché teatro di avvenimenti strani.
L’airone attira Mahito (e una simpatica e anziana domestica Kiriko) in un mondo fantastico all’interno della torre dove incontrano una versione giovane di Kiriko che fa la pescatrice e si occupa dei warawara (degli esserini che poi diventeranno persone nel mondo reale); Himi, una ragazza che controlla il fuoco e che proteggerà i warawara dai pellicani che vogliono mangiarli, i parrocchetti che sono organizzati come una società medievale con cavalieri e re e che controllano la torre e per finire il vecchio prozio.
ANALISI SIMBOLICA E INTERPRETAZIONE AUTOBIOGRAFICA – SPOILER
Il film può essere visto e apprezzato tranquillamente per quello che si vede e viene narrato, come una storia di ricerca e crescita del giovane Mahito in un contesto fantastico, ma con la consapevolezza di dettagli ulteriori penso che si possa solo aggiungere valore e fascino a questa grande opera d’animazione della quale di seguito darò una mia chiave di lettura, ma non è detto che non ce ne possano essere altre.
La prima cosa nota è che il Maestro ha sempre amato gli aerei – infatti anche il nome GHIBLI è preso da un modello di aereo italiano Caproni Ca.309 Ghibli – e suo padre Katsuji era ingegnere aeronautico e direttore della Miyazaki Airplane, l’azienda di famiglia specializzata nella produzione di timoni per i caccia Mitsubishi A6M, aerei centrali nella trama del film “Si alza il vento“, e tutta questa dinamica familiare è la stessa del protagonista Mahito.
Per quanto riguarda la simbologia degli elementi e personaggi del film partirei dalla figura dell’airone. Gli aironi sono stati utilizzati per simboleggiare la purezza, il trapasso e la connessione con il mondo degli spiriti in secoli di folclore giapponese. Non a caso l’airone fa da guida (inizialmente forzata) tra il mondo reale e il mondo all’interno della torre in cui è chiaro che si tratti di una sorta di limbo o di aldilà nel quale troviamo le anime che vanno a nascere e le figure che conosciamo al suo interno sono atemporali, o comunque vivono in un tempo diverso da quello reale.
Il primo luogo nel quale approdano è infatti una tomba dal cancello dorato su un isolotto; non ci viene spiegato di chi sia ma che l’essere che vi riposa non deve uscire e deve riposare in pace. L’estetica dell’isolotto ricorda il quadro “L’isola dei morti (1880-86)” dell’artista svizzero Arnold Bocklin (vedi foto) e l’incisione sul cancello non è meno tetra in quanto recita “chi farà come me, morirà”.
La torre nel bosco l’ho vista e interpretata come una Torre di Babele, si parla di un oggetto “venuto dal cielo” e poi adibito a luogo di studio di tutta la conoscenza possibile da parte del prozio ma che, eventualmente, lo ha portato alla follia e alla morte. La torre stessa poi è stata vittima di un’inondazione e di seguito abbandonata (un po’ come il castigo divino nella Bibbia).
All’ingresso della struttura si legge una dicitura che recita “fecemi la divina podestate”, che è la parte finale della scritta che secondo Dante si trovava all’ingresso dell’Inferno nel III canto della Commedia:
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ’l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
che tradotta vuol dire “mi ha fatto il divino potere (ovvero Dio), la somma sapienza (il Figlio) e il primo amore (Lo Spirito Santo)“. Mi permetto di parafrasare anche il resto “Di fronte a me non sono state create cose che non fossero eterne, ed io in eterno duro.”
Questa frase oltre ad essere una citazione meravigliosa è un vero e proprio “testamento” per quanto riguarda il regista: la torre è stata fatta da potere divino, sapienza e amore che non sono altro che eterne e per sempre lo saranno, in quanto opere di risonanza mondiale.
Anche il funzionamento della torre e come “si viene al mondo”, passando da una porta che è collegata a un luogo e un’epoca specifica è molto poetico.
Miyazaki stesso disse: “Nascere significa essere costretti a scegliere un’epoca, un luogo, una vita. Esistere qui, ora, significa perdere la possibilità di essere innumerevoli altri potenziali sé. Eppure una volta nati non si può tornare indietro. E penso che questo sia esattamente il motivo per cui i mondi fantastici dei film di cartoni animati rappresentano così fortemente le nostre speranze e i nostri desideri. Ci illustrano un mondo di possibilità perdute.”
Al contempo essere nati qui ed ora ci rende veri, vivi e unici. Scegliere e mettersi in gioco – o rimettersi in gioco nel caso di Himi (se avete visto il film capirete) – è il più grande atto d’amore e non possiamo mai darlo per scontato.
Concludo parlando del personaggio del prozio, il quale è interpretabile come Hayao Miyazaki stesso, che vuole lasciare il suo mondo magico a un erede (Mahito). Dopo anni di studio e di perfezionamento, ha creato un mondo che secondo lui è giusto ed in equilibrio – ma comunque imperfetto – e dice al giovane ragazzo che i pezzi della piccola torre di pietra (anche essa simbolica) che un tempo stavano in equilibrio ora non lo sono più. Chiede al ragazzo di riassemblare i 13 pezzi in un modo diverso, per creare un SUO mondo.
I blocchi della torricina sono di pietra tombale, forse a significare che sono opere concluse o forse che chi rimescolerà i pezzi è destinato a portarne il peso fino alla morte. Notiamo che si dice che i pezzi sono 13 e che al momento Miyazaki ha diretto 12 film di animazione: l’ultimo blocco, il tredicesimo è quello in più che rende instabile la torre (Grazie a Carlo che mi ha fatto notare questa cosa).
Mahito rifiuta di prendere in carica i pezzi del mondo, ed è meraviglioso vedere che il finale sia un lieto fine e dia un senso di liberazione, ma non tutto viene lasciato in balia del caso.
Quando Mahito riesce a tornare nel mondo reale, a ricongiungersi coi suoi cari, arricchito di nuove esperienze e consapevole di tante cose, porta con sé un blocco di pietra, e con questo gesto tiene con sé un pizzico di magia di quel luogo folle nel quale era capitato, pronto a crearne (forse) uno nuovo da zero.
ASMR E MINIMALISMO NELLA COLONNA SONORA
Una caratteristica che mi è rimasta molto impressa per quanto riguarda il reparto sonoro è che molte scene erano solo immagini e suoni reali, come il suono del piedi che corrono sul parquet o il fruscio delle foglie.
La parte musicale vera e propria è stata affidata a Joe Hisaishi, alla sua undicesima collaborazione con Miyazaki.
Le composizioni musicali di questo film sono molto più cupe e malinconiche, tirate all’osso e minimali, essenziali – spesso si sente solo il pianoforte ad accompagnare le immagini.
Invece per la canzone dei titoli di coda, che ha un testo meraviglioso per il quale sono restata in sala a piangere, dobbiamo ringraziare Kenshi Yonezu che i fan delle serie anime troveranno familiare poiché autore di sigle come Loser, Orion (ending dell’anime Un marzo da leoni), Peace Sign (opening dell’anime My hero Academia) e Kick Back (Opening dell’anime Chainsaw man).
«Sono cresciuto guardando i film di Miyazaki fin da quando ero bambino. Prima che me ne rendessi conto, sono diventato grande e faccio il musicista. Questa musica è stata ora accolta da molte persone. Ci sono ancora innumerevoli tappe che devo raggiungere, ma nonostante queste carenze, sento di essere arrivato fino a questo punto con sicurezza. Spinning Globe è una canzone che riguarda Il ragazzo e l’airone ed è anche una canzone per restituire ciò che ho ricevuto dal signor Miyazaki. Grazie per aver continuato a fare film fino ad ora. E per favore continua a farlo d’ora in poi.» – K.Y.

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