WISH: il desiderio irrealizzato di avere un film all’altezza del centenario Disney

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62° classico Disney, Wish rappresenta il film che celebra cento anni di magia disneyana con al centro la stella dei desideri (stella che spunta anche in altri film della Walt Disney Animation Studios). Un film pieno di riferimenti per onorare i suoi predecessori, ma che al contempo non riesce a trasmettere (a parer mio) le stesse emozioni.

SE PUOI SOGNARLO, PUOI FARLO

È questa l’iconica frase che rappresenta la casa d’animazione del topo più famoso. Un motto che è stato attribuito allo stesso Walt Disney, ma che in realtà è stato pronunciato da Tom Fitzgerald, un progettista delle attrazioni e degli show dei parchi a tema Disney. Sebbene non l’abbia detta Walt, racchiude benissimo la sua filosofia e questo film si fonda tutto su questo principio: custodisci i tuoi sogni e inseguili.

Asha, protagonista della pellicola, vive a Rosas, una cittadina fondata da re Magnifico e sua moglie, dove i desideri di tutti (o quasi) possono essere realizzati dallo stesso re. Al compimento dei diciotto anni, gli abitanti di Rosas affidano il proprio desiderio più grande al re, che li custodirà nel castello e una volta al mese ne realizzerà uno.

Non tutti i desideri, però, verranno esauditi: Magnifico si riserva il diritto di scegliere quali desideri non debbano essere realizzati “per il bene del reame”. Inoltre, quando un desiderio viene affidato al re, la persona che lo ha espresso dimentica quale esso sia, in modo che non possa provare a realizzarlo da sola e che non soffra se il re non lo esaudirà. Asha, durante il provino per diventare assistente del re (l’apprendista stregone, come Topolino in Fantasia), scopre questa cruda realtà e decide quindi di ribellarsi: i desideri sono una parte importante di un essere umano, togliendoglieli rimuovi una parte della persona stessa e nessuno merita questo destino.

È così che arriva Star, la stella dei desideri che aiuterà Asha nella sua impresa di recuperare i ricordi “rubati” dal re e restituirli ai proprietari. La stella, però, non esaudisce i desideri in maniera diretta. “Se puoi sognarlo, puoi farlo”, non puoi aspettarti che i tuoi sogni si realizzano mentre tu aspetti in silenzio; per riuscire nel suo intento, infatti, la ragazza dovrà comunque rimboccarsi le maniche.

IL RITORNO DI UN VILLAIN

Sono passati ben sette anni dall’ultima volta che la Disney aveva inserito un cattivo all’interno dei suoi film. Dopo la pecorella Bellwether nel film Zootropolis, infatti, la casa d’animazione aveva rimosso la figura del villain. Re Magnifico segna un grande ritorno alle origini, con un antagonista carismatico che pratica la magia oscura (rigorosamente contrassegnata dal colore verde). Un ritorno alle origini però debole, perché prende elementi da tutti gli altri villain (il bastone come Jafar, la fissazione per gli specchi come la Regina Cattiva, le mani stregate di Ursula) senza però dare un tocco personale alla caratterizzazione del personaggio. È vero che questo film è stracolmo di rimandi al passato, ci sono easter eggs dei vecchi classici sparsi qua e là per la pellicola, ma è anche vero che una blanda copia senza nulla di originale perde il fascino di cui erano dotati quei villain che, sebbene cattivi, sono stati amati dagli spettatori.

IL DOPPIAGGIO ITALIANO

Non posso concludere la recensione senza aver prima parlato della nota dolente della versione italiana del film: la scelta del doppiaggio. Nulla da togliere a Gaia (che dà la voce ad Asha) e Amadeus (la capra Valentino), che sono sicuro si siano impegnati per dare il loro massimo e tutto sommato non hanno neanche fatto un lavoro così tremendo, ma l’Italia è uno dei Paesi con i doppiatori migliori al mondo. La tradizione del doppiaggio nel nostro Paese è molto sentita e radicata, ma col passare degli anni sta svanendo sempre di più perché le case di distribuzione preferiscono optare per la scelta di talent con un nome (e un loro fandom) piuttosto che dare la parte a un professionista.

Gaia ha una bellissima voce, e nelle canzoni è formidabile, ma secondo il mio parere sarebbe stato meglio separare la voce del parlato da quella del canto, così da avere comunque la sua voce per quanto riguarda le canzoni.

Per finire, ritengo che Wish sia comunque un film godibile (che mi ha strappato qualche risata e commosso di tanto in tanto) e che i bambini potranno adorare come noi da piccoli abbiamo adorato i classici della nostra generazione, ma poteva essere molto di più conoscendo quello che la Disney è capace di fare e che ci ha regalato in cento anni di pura magia.

Una risposta a “WISH: il desiderio irrealizzato di avere un film all’altezza del centenario Disney”

  1. Avatar Eleonora
    Eleonora

    Questa recensione rispecchia al 100% il mio pensiero. Non avevo visto trailer, mi aspettavo un film capolavoro data la celebrazione dei 100 anni, ma invece nulla di che. Mi sono divertita di più a indovinare a quale cartone si rifacessero i vari personaggi, luoghi ecc… In compenso, ovviamente è piaciuto alle mie piccole

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