Si è conclusa la settimana scorsa la seconda tranche dell’anime di JUJUTSU KAISEN ed è stata immediatamente annunciata la produzione della terza stagione. Nel frattempo il manga del giovanissimo fumettista Gege Akutami (nato 1992) continua a riscuotere successo in tutto il mondo, lasciando i fans col fiato sospeso capitolo dopo capitolo mentre si sta avvicinando la sua – almeno dichiarata – conclusione.
Il giovane mangaka ha infatti dichiarato di non voler portare ancora per le lunghe il manga e durante lo svolgimento della storia (nonostante gli alti e bassi, pro e contro di alcune scelte) abbiamo avuto dei momenti davvero interessanti e che ci possono portare a degli spunti di riflessione. Il lettore si trova davanti a dei “What If?” che fanno anche riflettere su una situazione politica nella quale il Giappone si andrebbe a trovare e come potrebbe essere risolta in maniera etica o bellica (vedere sotto alla sezione spoiler).
DALLA LEGGENDA ALLA SCRITTURA DEL PERSONAGGIO: SUKUNA
La prima menzione conosciuta di Sukuna è nel Nihongi o Nihon Shoki, traducibile come “Annali del Giappone” e finito di scrivere attorno al 720 d.C. ed è il secondo libro in ordine cronologico riguardante la storia giapponese classica.

65° anno. Nella provincia di Hida c’era un uomo chiamato Sukuna, che era così formato in modo da avere un torso e due facce. Le facce erano girate una opposta all’altra. Le corone si toccavano e non vi era la nuca sul collo. Ogni parte aveva mani e piedi. Vi erano ginocchia ma nessuno spazio popliteale né talloni. Egli era forte e agile. Portava spade al suo fianco destro e sinistro, e usava arco e frecce con tutte e quattro le braccia insieme. Per suo conto egli era disobbediente al comando Imperiale, provava piacere nel saccheggiare la gente. Da allora l’Imperatore mandò Naniha-neko Takefuru-kuma, antenato di Omi di Wani, che lo giustiziò.
Questo è l’estratto – l’unico estratto – in cui si menziona questa figura leggendaria. Akutami si è ispirato a questa breve descrizione, reinterpretandola (e rendendola più appetibile alla vista, aggiungerei) per creare uno dei villain anime più amati degli ultimi tempi.
Il Ryomen Sukuna del manga è infatti uno stregone vissuto 1000 anni prima dell’inizio della storia di Jujutsu Kaisen, appartenente dell’era Heian (ovvero tra l’VIII e il XII secolo – 794-1185), periodo fiorente per stregoni e maledizioni. Sukuna era considerato “il Re delle Maledizioni” e il più grande stregone di tutti i tempi. Nonostante fosse nato umano, alla sua morte, Sukuna riuscì a sigillare il suo immenso potere dividendolo in 20 dita sottoforma di oggetti maledetti.
All’inizio del manga, Yuji Itadori per salvare dei compagni di classe che erano stati attaccati da delle maledizioni, ha mangiato una delle sue dita, diventando così il suo recipiente e facendo reincarnare Sukuna.
PREMESSA: COME FUNZIONA IL MONDO DI JUJUTSU KAISEN?
Nell’universo di Jujutsu Kaisen, tutti gli esseri viventi emanano energia negativa (detta energia malefica) tramite le loro emozioni più oscure.
Questa energia, se non si sa controllarla fluisce fuori dal corpo e si trasforma in maledizioni. Gli umani che sanno controllare questa energia sono chiamati stregoni e possono affinare l’utilizzo dell’energia malefica per esorcizzare le maledizioni e combattere altri stregoni. Ogni utilizzatore ha una tecnica unica e peculiare. Esistono anche rarissimi casi di persone che non possiedono energia malefica ma svolgono comunque il lavoro di stregoni e nella serie ne conosciamo due.
LA TRAMA PRINCIPALE DI JJK: DA DOVE INIZIAMO
La storia prende il via dall’evento sopracitato, ovvero della reincarnazione del Re delle Maledizioni Sukuna nel corpo di Itadori Yuji. A questo evento scioccante, il mondo dell’occulto e degli stregoni reagisce emettendo una sentenza di morte sulla testa del povero Yuji, ma grazie alla supervisione del Maestro Gojo Satoru (che viene descritto come lo stregone attualmente in vita più forte) al ragazzo viene permesso di vivere finché non avrà assorbito tutte le dita di Sukuna e poi verrà giustiziato per esorcizzare definitivamente la maledizione. A questo punto Itadori entra a far parte della prima classe dell’Istituto di Arti Occulte di Tokyo dove conosce i suoi compagni Kugisaki Nobara e Fushiguro Megumi con i quali si allenerà a combattere le maledizioni e a controllare Sukuna dentro di sè.
ALTRI PERSONAGGI A CUI NON VI DOVRESTE AFFEZIONARE TROPPO
Andando avanti con le missioni, il trio appena formato incontra altri compagni più grandi che frequentano lo stesso istituto. Maki Zenin, Inumaki Toge, Okkotsu Yuta e Panda sono altri studenti mentre Nanami Kento e Ieiri Shoko sono stregoni più esperti.
Scopriamo inoltre dell’esistenza di un Istituto “gemello” a Kyoto nel quale studiano: Mai Zenin, Todo Aoi, Miwa Kasumi, Kamo Noritoshi, Nishimiya Momo e Mechamaru, i quali hanno come insegnante la giovane Utahime Iori.
SUKUNA NON È L’UNICO VILLAIN
Oltre al potentissimo Sukuna, Geto Suguru è un altro stregone che si è alleato con diverse maledizioni fortissime: Mahito, Jogo, Hanami, Dagon, Choso e i suoi fratelli.
Lo stregone, che ha come segno particolare una cicatrice che percorre tutta la fronte (non è un dettaglio insignificante), è un vecchio compagno di scuola di Gojo e Ieiri. Vediamo i loro giorni da studenti nella prima parte della seconda stagione e capiamo il perché del cambiamento di Geto, di come il suo pensiero riguardo il mondo degli stregoni abbia preso un’altra strada e cosa gli è successo fino ad arrivare al presente. Un incontro con Tsukumo Yuki, altro stregone, gli farà aprire gli occhi e lo farà riflettere riguardo i suoi piani futuri.
SPOILER – IL PENSIERO DI GETO VS. YUKI: Il Giappone bersaglio del mondo
Geto e Yuki nella seconda stagione hanno una conversazione molto importante sul significato dell’essere stregoni, su quale sia lo scopo della loro esistenza. Parlano dell’origine dell’energia malefica e delle maledizioni e ipotizzano l’utopia di avere un mondo senza maledizioni.
Yuki vorrebbe far sì che tutti gli esseri umani siano in grado di controllare la loro energia malefica, vorrebbe una sorta di alfabetizzazione nei confronti di questo potere, senza far male a nessuno. Dall’altro lato Geto pensa di forzare l’evoluzione della specie umana facendo diventare tutti stregoni, e chi non ci riesce dovrà morire (li chiama in modo dispregiativo scimmie) tramite una specie di Battle Royale “obbligata” tra stregoni o potenziali tali (Culling Game).
Yuki risponde che questa cosa ha senso in Giappone dove il numero di stregoni è importante ma non nel resto del mondo e che se Geto riuscisse nel suo intento la popolazione giapponese sarebbe composta di soli stregoni (mentre all’estero no) e, così facendo, il Giappone sarebbe un bersaglio per il resto degli Stati del mondo che vedrebbero come minaccia il Giappone in quanto formato da “superuomini” ovvero stregoni potentissimi.
PERCHÈ VEDERE JJK E COME È DIVENTATO UN FENOMENO MAINSTREAM
La serie e il manga sono ancora in corso ma c’è abbastanza materiale di cui parlare e posso dire che è una serie che consiglierei. Se la trama ancora vi ha convinto posso dirvi che ci sono tantissimi colpi di scena (ho parlato a grandi linee e non ho detto tutto, questa è solo la punta dell’iceberg), le storie si intrecciano tra passato e presente in un modo – a mio avviso – non banale, i personaggi sono disegnati in modo accattivante e caratterizzati da quel poco di rotella fuori posto che ci piace.
Non vi affezionate – questo deve essere il vostro mantra. Ricordatevelo.
Vedere l’anime è stata un’esperienza bellissima dopo aver iniziato a leggere il manga del quale personalmente apprezzo molto lo stile grafico. Anche se ad alcuni risulta molto schizzato, quasi incompleto, a me dà quella boccata d’aria e di freschezza che non vedevo da un po’.
Le animazioni sono curate dallo studio MAPPA che ha già rilasciato anime come: Tokyo Ghoul, Yuri!!! On Ice, Banana Fish, Dororo, Chainsaw Man e L’attacco dei giganti (Final Season).
Meravigliose le sigle di apertura e chiusura: vorrei indicarvi le mie preferite che sono Kaikai Kitan di EVE, VIVID VICE di Who-ya Extended, SPECIALZ degli King Gnu e Lost in Paradise di Aklo.

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