MONKEY MAN: il debutto alla regia di Dev Patel

Published by

on

È uscito da poco il nuovo film con protagonista l’attore britannico Dev Patel, che stavolta riveste anche i panni di regista e co-sceneggiatore, insieme a Paul Angunawela e John Collee. Ma com’è questa sua opera prima? Vediamolo assieme.

UNA NEW ENTRY NEI REVENGE MOVIES

I revenge movies, sottocategoria del genere azione, parlano, appunto, di vendetta (dall’inglese revenge = vendetta). Kid (Dev Patel) ha come suo scopo nella vita quello di vendicarsi della morte di sua madre, uccisa quando lui era ancora un bambino. È per questo motivo che si fa assumere al Kings, un bordello di lusso frequentato da Rana Singh (Sikandar Kher), il poliziotto che ha ucciso la madre, e Baba Shakti (Malarand Deshpande), il guru spirituale che voleva comprare le terre dove vivano Kid e sua madre.

HANUMAN, ARDHANARISHVARA E LA COMUNITÀ HIJRA

Una particolarità del film che ho molto apprezzato è l’inserimento di miti e credi religiosi dell’India, che poco si vedono nei film di Hollywood. La prima figura che si incontra è, ovviamente, quella che dà il titolo al film: Hanuman, una divinità vanara (tradotto dal sanscrito in ‘abitanti della foresta’). I vanara sono rappresentati come scimmie umanoidi (da qui il titolo Monkey Man, lett. uomo scimmia). La figura di Hanuman ricorda molto quella del personaggio Sun Wukong, protagonista del classico cinese Il viaggio in Occidente, infatti alcuni studiosi ipotizzano che Sun Wukong sia stato ispirato proprio dalla figura di Hanuman.

Un’altra figura che è presente all’interno della pellicola è Ardhanarishvara, una divinità che combina il dio Shiva con la sua consorte Parvati. Ardhanarishvara è rappresentata per metà maschio e per metà femmina, rappresentando la sintesi delle energie maschili e femminili dell’universo. Tale divinità viene venerata dalla comunità hijra (termine ombrello per indicare le persone transgender, intersessuali e/o eunuche del subcontinente indiano), anch’essa rappresentata nel film.

DELLE INQUADRATURE MOLTO DETTAGLIATE

L’unica critica che mi sento di fare a questo film, che comunque mi ha intrattenuto dall’inizio alla fine, è la scelta stilistica di Dev Patel di usare per quasi tutto il film solo inquadrature di primi e primissimi piani. Non è qualcosa che dà fastidio a tutti (e infatti ai miei amici con cui sono andato a vedere il film non ha disturbato), ma avere lo sguardo focalizzato su un singolo dettaglio dell’intera azione, anche nelle scene di combattimento, è una scelta che non ho gradito e che talvolta mi ha anche portato del mal di testa.

A parte questa mia critica (personale, specifico), il film l’ho trovato davvero ben fatto per essere un’opera prima, e Dev Patel sembra avere le carte giuste per intraprendere anche questa nuova strada da regista.

Lascia un commento