A distanza di ventitré anni dal suo debutto, Lilo & Stitch torna nelle sale cinematografiche nella sua nuova veste di remake in live-action prodotto dalla Walt Disney Pictures. La pellicola, diretta da Dean Fleischer Camp, regista dell’acclamato Marcel the Shell, si basa sul quarantaduesimo Classico del canone Disney e fa parte del progetto di revival dei celebri capolavori dell’animazione del colosso americano.
La trama

La storia di Lilo & Stitch – di cui consiglio caldamente il recupero per chi non avesse ancora visto l’originale – ruota attorno all’incontro della piccola Lilo Pelekai, una turbolenta bambina hawaiana che in seguito alla prematura scomparsa dei genitori vive assieme alla sorella maggiore, Nani, con l’”Esperimento 626″, un piccolo alieno dalle fattezze canine, risultato di esperimenti genetici illegali, dotato di forza sovrumana ed enormi capacità di apprendimento, ma con una natura essenzialmente aggressiva e dedita alla distruzione. Catturato dall’avanzatissima Federazione Galattica, che intende condannarlo all’esilio proprio a causa del suo carattere violento, la creatura riesce a liberarsi, precipitando in seguito a rocambolesca fuga proprio alle Hawaii. Sarà quindi compito del suo stesso creatore, lo scienziato Jumba Jookiba, aiutato dal sedicente esperto della Terra, Pleakley, recuperare 626, il quale, dopo essere stato scambiato per un cane, sarà adottato da Lilo con il nome di “Stitch”.
Differenze dall’originale
Se il film segue nella prima metà abbastanza fedelmente la trama dell’opera originale, i cambiamenti più importanti arrivano soprattutto nella sezione finale della pellicola e riguardano l’inserimento di nuovi personaggi che nella pellicola originale non esistevano. Facciamo, infatti, la conoscenza di Tūtū (Amy Hill), anziana madre di David (Kaipo Dudoit) e giudiziosa vicina di casa delle sorelle Pelekai, sempre disposta ad aiutare Nani nella cura di Lilo, e della Signora Kekoa (Tia Carrere), l’assistente sociale che si occupa di valutare l’idoneità di Nani come tutrice a Lilo. Di conseguenza i ruoli di alcuni dei vecchi personaggi sono ridimensionati per fare spazio ai nuovi, come avviene, per esempio, nel caso di Cobra Bubbles (Courtney B. Vance), che ritorna soprattutto nelle vesti di enigmatico agente della CIA incaricato di investigare sulla presunta attività aliena.

Ulteriori cambiamenti coinvolgono nello specifico la figura di Nani, resa protagonista di una nuova linea narrativa: nel film si racconta infatti come, per potersi interamente dedicare al mantenimento di Lilo, la giovane ragazza si è vista costretta a mettere da parte i suoi studi di biologia marina. Infine si nota una grande assenza all’interno della pellicola: quella del Capitano Gantu, ufficiale della Federazione sulle tracce di 626, nonché vero villain del vecchio film. Tale scelta, oltre a rendere particolarmente veloci le sequenze iniziali della fuga di Stitch che lo vedevano protagonista, comporta cambiamenti maggiori soprattutto nel finale, dove il film adotta una direzione nuova per sopperire alla mancanza del cattivo originale.
Posso dire di aver particolarmente apprezzato le scelte di casting per alcuni personaggi: Maia Kealoha mi ha convinto nella sua interpretazione della piccola Lilo, mostrando tutta la dolcezza e la stravaganza, che caratterizzano il suo personaggio. Similmente ho trovato efficace la recitazione di Sydney Agudong nella veste della seria, ma amorevole, Nani.

Ad ogni modo ciò che più funziona all’interno del film, senza troppe sorprese, è proprio Stitch: sin dal suo primo debutto, infatti, il piccolo alieno combinaguai ha saputo conquistare l’affetto del pubblico, e anche in questa sua nuova rappresentazione le gag che lo vedono protagonista si rivelano squisitamente spassose.

La CGI di Stitch mi ha pienamente convinto, ricordandomi molto il Pikachu di Ryan Reynolds in Detective Pikachu, laddove l’ho trovata molto più grezza per gli altri membri alieni del cast, in particolar modo gli stessi Jumba e Pleakley. Le scene in con al centro l’extraterrestre blu la fanno sicuramente da padrone, e ciò è anche merito dell’ottimo lavoro di doppiaggio, affidato in lingua italiana a Paolo De Santis che restituisce con successo l’iconica e buffa parlata aliena del piccolo protagonista.
I problemi
La pellicola non è tuttavia esente da alcune problematiche: al di là di alcuni veri e propri errori che testimoniano forse una certa disattenzione nella produzione (come, per esempio, cambi d’abito improvvisi tra una sequenza e l’altra), sono tre le questioni fondamentali che intaccano, a mio avviso, la qualità complessiva dell’opera.
Si coglie anzitutto la volontà dei produttori di rimuovere riferimenti eccessivamente violenti presenti nell’originale, come avviene nel caso delle pistole laser, usate in passato dallo stesso Stitch, la cui presenza viene ridotta e perlopiù sostituita da un fucile che “spara” portali che sembra direttamente uscito dal videogioco di Valve, Portal. Se di base tale scelta può effettivamente essere condivisa, non impattando negativamente sul film, il problema è che si tende anche a ridurre la veemenza di certe scene, smorzando l’intensità di alcune situazioni. A questo proposito penso alla decisione di sostituire l’imponente Cobra Bubbles con la più conciliante Signora Kekoa: il primo infatti, pur avendo a cuore il benessere di Lilo, si dimostrava molto più sprezzante nei confronti di Nani, rendendo ancora più drammatica la minaccia della separazione delle due sorelle e contribuendo così ad aumentare la posta in gioco.
Tale questione si riflette su ciò che ritengo essere il secondo problema di questa pellicola: la presenza dei nuovi personaggi che, inseriti in una storia che originariamente non li prevedeva, finiscono per ingombrare quelli già esistenti. In tal senso la presenza di Tūtū, che nel film si comporta a tutti gli effetti come una voce della ragione per Nani, occupa lo spazio che poteva essere forse meglio impiegato per approfondire il rapporto tra lo stesso David e le sorelle Pelekai. Inoltre la presenza della madre apre a una risoluzione sul finale, che mi ha fatto storcere il naso, dal momento che poteva essere presa in teoria sin dall’inizio per risolvere la scomoda situazione delle due protagoniste.
Infine occorre soffermarsi sulla già citata assenza di Gantu, che a mio avviso rende le scene finali molto più fiacche e incapaci di raggiungere l’epico climax che caratterizzava l’originale. Le scelte prese per ovviare a queste modifiche, pur funzionando sotto un profilo logico, finiscono per essere emozionalmente meno impattanti e, anzi, addirittura amare (SPOILER: vedere Jumba, difatti solo e unico villain del film, arrestato dalla Federazione, mentre a Pleakley viene affidato il compito di vegliare sulla nuova famiglia di Stitch sulla Terra, mi ha fatto genuinamente male al cuore).

Conclusione
In conclusione ho trovato Lilo & Stitch un film godibile, forse più di quanto mi sarei aspettato. L’iconicità di Stitch è tale da riuscire sempre a divertire sia grandi che piccini, come ho potuto constatare in sala. Peccato per alcune scelte di adattamento che nel loro tentativo di diversificare il film dalla pellicola originale hanno portato a un risultato finale che ho trovato blando e poco ispirato. In ogni caso sia che stiate cercando un film adatto ai vostri piccoli, sia che vogliate rivedere le avventure dell’alieno più caotico del cinema, questo film si dimostrerà adatto a voi.

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