I FANTASTICI QUATTRO – GLI INIZI: un promettente reboot

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Il Marvel Cinematic Universe torna al cinema con il suo 37esimo film, I Fantastici 4 – Gli inizi, ispirato ai personaggi della prima famiglia Marvel, ideati da Jack Kirby e Stan Lee nel lontano 1961. Primo della “fase sei” che dovrebbe traghettare l’MCU verso l’atteso Avengers: Doomsday, il film diretto da Matt Shakman segna anche il secondo reboot cinematografico per un team di supereroi le cui apparizioni sul grande schermo si sono sempre rivelate sfortunate (sovvengono ancora i brividi per il tremendo Fantastic 4 del 2015). Sarà l’opera di Shakman riuscita a spezzare la sfortunata catena di opere dedicate a questi leggendari personaggi?

Pedro Pascal as Reed Richards/Mister Fantastic in 20th Century Studios/Marvel Studios’ THE FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo by Jay Maidment. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL.

Primi passi…nella trama

Terra 828: in un universo alternativo a quello classico dell’MCU, sono passati quattro (say that again?) anni dal viaggio spaziale in cui gli astronauti, Reed Richards (Pedro Pascal), Sue Storm (Vanessa Kirby), Johnny Storm (Joseph Quinn) e Ben Grimm (Ebon Moss-Bachrach), entrati a contatto con delle radiazioni cosmiche, hanno ottenuto i loro poteri. Il team, ormai consolidato, non si è soltanto votato a difendere la terra dai pericoli incombenti, ma si è attivamente dedicato al progresso scientifico e al mantenimento di rapporti pacifici tra le nazioni. In questo generale clima di ottimismo si aggiunge, inoltre, una felice una notizia: l’inaspettata maternità di Sue, in cui da tempo lei e il marito Reed avevano ormai perso le speranze. La felicità, però, è di breve durata a causa dell’arrivo sulla Terra di Shalla-Bal (Julia Garner), aka Silver Surfer. L’aliena d’argento, nel suo immortale ruolo di araldo di Galactus (Ralph Ineson), annuncia l’imminente distruzione della Terra per mano del suo signore, un’autentica forza della natura mossa da una fame insaziabile verso i pianeti ricchi di vita. Chiamato a far fronte alla minaccia, il team si troverà a fare i conti con un dilemma personale quando l’essere cosmico chiederà in cambio della salvezza del pianeta il figlio di Reed e Sue, convinto che nel nascituro si nasconda la chiave per la libertà dalla sua penosa fame.

Una storia intessuta sui legami

Il tema su cui maggiormente si concentra il film è quello della famiglia e dei rapporti tra personaggi: la loro unione non è costruita su un obbligo loro malgrado a fare fronte comune, come in Avengers o Guardiani della Galassia, ma su un rapporto di familiarità e amicizia esistente prima ancora che ottenessero i loro poteri. Al centro della narrazione sono innanzitutto i legami dei membri della superfamiglia Marvel, messi in risalto nelle loro diverse, e non sempre liete, interazioni: dal rapporto matrimoniale tra Sue e Reed, alla sibling energy che unisce i fratelli Storm e alle sempreverdi e bonarie baruffe tra Johnny e Ben. La pellicola non perde tempo a offrire allo spettatore una confusa origin story del gruppo, limitandosi nei primi minuti a fornire una breve sintesi (straripante ovviamente di strizzate d’occhio al fumetto) che basta a dare il contesto che serve a chi è poco familiare con la storia dei Quattro.

(L-R) Ebon Moss-Bachrach as Ben Grimm/The Thing and Pedro Pascal as Reed Richards/Mister Fantastic in 20th Century Studios/Marvel Studios’ THE FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL

A mettere alla prova il senso di unione del gruppo concorrono avversari che che si dimostrano per contro asettici e privi di sentimenti: Shalla-Bal è razionale, fredda, sebbene dolorosamente cosciente del male che sta facendo in nome del suo signore, mentre Galactus, definito più come una legge di natura, si rivela incapace di qualsivoglia empatia nei confronti della terra e dei suoi abitanti. E’ dinnanzi a questi antagonisti, di fronte ai quali sia la forza bruta che la smisurata intelligenza di Reed sembrano totalmente vani, che gli eroi si trovano per la prima volta a dubitare delle loro azioni. Ed è dalla paura che nasce da questa incertezza a divenire il perno per un conflitto che si riflette all’interno alla superfamiglia, specialmente nel rapporto tra il logico Reed, sempre in cerca di soluzioni e certezze, e Sue, l’anima più umana del gruppo, che non è disposta a cedere alle volontà del nemico, anche se fosse la strada più facile per garantire la salvezza della terra.

A metà tra azione e introspezione

Nonostante l’ambientazione dal sapore vintage, ritroviamo anche in questo film quel tocco fantascientifico che sin dal primo Iron Man caratterizza le produzioni dell’MCU. Il tema del viaggio spaziale del resto è nel DNA degli stessi Fantastici 4 ed è sul genere dell’avventura spaziale che si innesta la prima parte del film, nel viaggio alla scoperta della verità, dove l’ispirazione di alcune scene mi ha richiamato alla mente opere come Interstellar. Ciò concorre a rendere il ritmo nella prima metà avvincente, come in una certa scena di inseguimento che prende corpo tra buchi neri e viaggi a velocità superluminale.

(L-R) Joseph Quinn as Johnny Storm/Human Torch and Pedro Pascal as Reed Richards/Mister Fantasticin 20th Century Studios/Marvel Studios’ THE FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo courtesy of 20th Century Studios/Marvel Studios. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL.

Più riflessiva e dai toni meno intensi risulta invece essere la sezione centrale della pellicola, in cui vengono esplorate soprattutto le tensioni interne al gruppo e la gestione di un’opinione pubblica scontenta verso i suoi paladini, rei di star barattando la salvaguardia della terra per ragioni egoistiche. Si mette dunque al centro la lotta tra dovere e le volontà del team, riflettendo sulla giustezza di cedere senza combattere a un ordine che è forse logico, ma ben sapendo che ciò significherebbe tradire quei valori che da sempre hanno guidato e spinto il gruppo ad agire per il bene della collettività: il senso di appartenere a qualcosa di più grande, sia esso la società umana o la rete di affetti che tengono unita una famiglia.

(L-R) Pedro Pascal as Reed Richards/Mister Fantastic and Vanessa Kirby as Sue Storm/Invisible Woman in 20th Century Studios/Marvel Studios’ THE FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo by Jay Maidment. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL.

Certamente utile a esplorare le dinamiche tra personaggi, il ritmo della parte centrale si dilunga forse un po’ troppo fino a risultare lento se paragonato alla prima metà e alla sezione finale del film; l’attenzione si sbilancia in particolare a favore del rapporto tra Reed e Sue, certamente importante dato il loro coinvolgimento nelle vicende narrate. Ciò comporta, tuttavia, il sacrificio delle singole storie degli altri personaggi, come quella di Ben, in cerca di una riconnessione con il quartiere in cui crebbe da giovane, e di Johnny, il cui rapporto con Shalla-Bal, rilevante ai fini della trama, si riduce in poche e brevi scene, insufficienti per instaurare a mio avviso una relazione significativa. Lo stesso villain principale l’ho trovato molto poco utilizzato, specialmente se si pensa all’importanza che dovrebbe ricoprire all’interno della cosmogonia dell’universo Marvel, anche se ciò è dovuto sicuramente all’evidente difficoltà nel gestire di un personaggio complesso come Galactus.

Julia Garner as Shalla-Bal/Silver Surfer in 20th Century Studios/Marvel Studios’ THE FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo courtesy of 20th Century Studios/Marvel Studios. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL.

Uno stile da “futuro-passato”

Uno degli elementi del film che più colpisce sicuramente è la sua personale estetica: uno stile retro-futuristico che unisce gli anni ’60, richiamati nei vestiti e in tagli di capelli tipici, a un futuro fatto di robot e macchine volanti, generando nello spettatore un senso di familiarità misto a meraviglia. Si tratta di un vero e proprio omaggio degli autori all’epoca che ha visto nascere editorialmente il supergruppo e che dà alla pellicola un tocco di personalità in più rispetto agli ultimi film della stessa casa di produzione. Ad enfatizzare ulteriormente questo stile ci pensa poi la regia, che ricorda quella dei televisiva dei notiziari del periodo, una scenografia che mostra la cura maniacale nei dettagli dell’arredamento e dell’estetica di personaggi come il robot domestico H.E.R.B.I.E., e una colonna sonora che recupera quei toni trionfali della fantascienza d’epoca

(L-R) Ebon Moss-Bachrach as Ben Grimm/The Thing and H.E.R.B.I.E in 20th Century Studios/Marvel Studios’ FANTASTIC FOUR: FIRST STEPS. Photo courtesy of 20th Century Studios/Marvel Studios. © 2025 20th Century Studios / © and ™ 2025 MARVEL.

Una via che fa ben sperare

Al netto di alcuni difetti, con questa pellicola possiamo dire di essere di fronte al migliore adattamento cinematografico dedicato al quartetto più celebre dell’editoria Marvel. Non si tratta certamente di un capolavoro: il film fa quello che deve seguendo una formula ormai progettata, testata e che qui dà tutti i suoi frutti. Ma in un panorama di film che avevano iniziato a mostrare la stanchezza di questo universo cinematografico, almeno dal termine della Saga dell’Infinito, I Fantastici 4 – Gli inizi è un’opera con una sua identità, una propria anima e una propria tematica: è soprattutto un prodotto che sa divertire. Sono la dimostrazione che in fondo, un film interessante sui Fantastici 4 è ancora possibile.

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