A distanza di tre anni dall’uscita della seconda stagione di Alice in Borderland, Netflix ha rilasciato una terza stagione composta da sei episodi sulla sua piattaforma. Era necessaria? Cercherò di rispondere in maniera più completa possibile a questa domanda.
COS’È ALICE IN BORDERLAND
Alice in Borderland (titolo originale Imawa no kuni no Arisu, 今際の国のアリス) nasce come manga, scritto da Haro Asō e pubblicato inizialmente dalla rivista Shōnen Sunday S (dal 2010 al 2015) e in seguito da Weekly Shōnen Sunday (dal 2015 al 2016). La storia vede protagonista Ryohei Arisu, che insieme ai suoi migliori amici si ritrova in una Tokyo improvvisamente deserta, con pochi altri esseri umani insieme a loro. Questa Tokyo alternativa, chiamata il Borderland, costringe le persone a partecipare a dei giochi per guadagnare dei visti che gli consentono di rimanere in quella terra per un tot di giorni. Se non partecipano ai giochi, se il visto scade o se partecipano a un gioco e perdono vengono uccisi.
La quantità di giorni del visto sono decisi in base alla difficoltà del gioco. Ci sono quattro categorie di giochi, che si dividono come i semi delle carte: i cuori sono giochi psicologici; i quadri giochi di intelligenza; le picche giochi fisici; e i fiori sono giochi di collaborazione. Oltre al seme, anche il numero della carta è importante: più è basso e più sarà facile il gioco, ma ti darà meno giorni da vivere.

IL PARALLELISMO CON ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
Già dal titolo si capisce che il manga, e di conseguenza anche la serie, prende ispirazione dalle opere di Lewis Carroll Alice nel paese delle meraviglie e Alice attraverso lo specchio. Quasi tutti i personaggi, infatti, hanno un corrispettivo del mondo di Carroll: Arisu è Alice (arisu è la pronuncia giapponese del nome); Usagi è il bianconiglio (usagi, in giapponese, significa coniglio); Chishiya è lo stregatto (come per arisu, chishiya è la pronuncia giapponese di cheshire, nome inglese del personaggio). Ci sono personaggi, però, che hanno un corrispettivo con Alice nel paese delle meraviglie ma nomi diversi: ad esempio, Kuina è l’equivalente del brucaliffo, ma il tratto in comune è quello di fumare sempre.
Questa particolarità dei personaggi purtroppo con questa nuova stagione si è persa, essendo che gli unici personaggi rimasti del cast originale sono Arisu (Kento Yamazaki), Usagi (Tao Tsuchiya), Ann (Ayaka Miyoshi) e Banda (Hayato Isomura).

COS’È IL BORDERLAND E CHI È IL JOKER [SPOILER ALERT]
Alla fine della seconda stagione, e del manga, scopriamo che questa terra dominata da giochi mortali altro non è che un limbo tra la vita e la morte. I personaggi, infatti, si sono ritrovati lì dopo la caduta di un meteorite a Tokyo e tutta la storia avviene nell’arco di due minuti. Il Borderland serve quindi a stabilire chi ha ancora la forza di combattere per la vita e ritornare nel mondo reale, e chi non ce la fa invece ci lascia per sempre. La figura del joker, invece, cambia drasticamente tra l’opera scritta e la serie Netflix: nel manga, il Joker appare ad Arisu dopo aver completato tutti i giochi, poco prima di ritornare nel mondo reale, chiedendogli se lo considerasse un dio o un diavolo. A questa domanda Arisu risponde che il Joker non è nessuno dei due, è semplicemente un intermediario: una sorta di cupo mietitore o Caronte, il traghettatore di anime nella mitologia greca.
Nella serie televisiva, invece, questa figura non appare nelle prime due stagioni. Fa una comparsa, però, nell’ultima puntata di questa nuova stagione, definendosi il “guardiano del Borderland”. Dichiara che il jolly non è colui che controlla quel posto né i giochi: è solo una carta, legata alla natura del tempo umano.
LA TERZA STAGIONE: PRO E CONTRO
Questa nuova stagione è totalmente inedita nel manga. Esiste infatti un continuo rispetto all’opera originale, intitolato Alice in Borderland: Retry (Imawa no kuni no Arisu retry, 今際の国のアリスRETRY), che però racconta una storia diversa da quella vista a schermo. L’unico tratto in comune è che Arisu e Usagi stanno insieme e aspettano un bambino: Arisu finisce nuovamente nel Borderland mentre si sta dirigendo in ospedale da Usagi, in procinto di partorire; partecipa a un nuovo gioco e, finito quest’ultimo, ritorna nel mondo reale. Una storia molto corta, solo tredici capitoli. Sicuramente ben pochi per realizzarci un’intera stagione.
Una cosa, però, hanno ripreso dalla serie classica: il primo gioco di Arisu. Nel manga, il primo gioco a cui partecipano è “predizioni”: in breve, devono pescare dei biglietti della fortuna e rispondere a delle domande (la cui risposta è sempre un numero); se viene detto il numero sbagliato, verranno lanciate delle frecce infuocate pari alla differenza con il numero della risposta esatta. Nella serie televisiva questo gioco era stato cambiato, salvo poi ripresentarlo come primo gioco di questa nuova stagione.


Sicuramente, a livello visivo questa stagione non ha nulla da invidiare alle prime due. È girata molto bene e i giochi riescono ancora a dare il giusto livello di ansia, sebbene in alcuni casi il plot armor è esagerato (soprattutto per Ryuji, il personaggio in sedia a rotelle). Ci sono alcune cose, però, che non mi tornano a livello di storia.
La prima è il motivo per cui Arisu e Usagi ritornano in quel limbo: Banda, un personaggio del vecchio cast diventato ormai cittadino del Borderland (e uno dei due Joker), vuole che Arisu si unisca a lui, così si fa aiutare da Ryuji per convincere Usagi ad andarci, in modo tale che Arisu la segua per salvarla. La mia domanda è: se Banda è diventato un cittadino di quella terra, sospesa tra la vita e la morte, come fa a tornare nel mondo reale? Come mai in alcuni casi tutti riescono a vederlo, come quando fa giocare alcuni ad “asino”, e quando nell’ultima puntata cerca di soffocare Arisu nel mondo reale si stupisce che Ann lo vede?
Parlando di Ann, la nostra Regina Bianca, come fa a ricordarsi del Borderland e come sa il modo in cui raggiungerlo? Teoricamente nessuno, una volta tornato in vita, dovrebbe essere in grado di ricordarsi gli eventi accaduti in quel mondo: è vero che in questa stagione hanno cercato di mettere le mani avanti, quando Ryuji nel primo episodio ci dice che qualche persona ha parlato dei giochi, ma è un’invenzione di Netflix. Infatti, fintanto la serie seguiva il manga, alla fine della seconda stagione nessuno dei partecipanti si ricordava del Borderland.
E infine, perché Ryuji era così ossessionato dal raggiungere il vero regno della morte insieme a Usagi? Innanzitutto, se tanto vuoi raggiungere la morte perché partecipare ai giochi per vincere? Poteva benissimo entrare nel primo game e farsi uccidere lì. È vero che il suo rapporto con Usagi è cresciuto con l’avanzare della storia, ma per quale motivo vuole trascinare anche lei verso la morte? Nell’ultimo gioco ha pure aiutato Arisu e la moglie a raggiungere l’ultima stanza, quindi ti fa capire che sta avendo dei ripensamenti. Ripensamenti che, però, svaniscono nel momento in cui si trova dentro quello tsunami insieme a Usagi. Un personaggio scritto male e senza il minimo senso.

UNA NUOVA STAGIONE IN ARRIVO?
Una delle mie preoccupazioni più grandi, quando fu annunciata questa stagione, era che Netflix rovinasse una delle sue serie più belle mai fatte. Il finale del manga, che corrisponde alla seconda stagione, era già ottimo così: un finale aperto ma felice. Gli ho voluto dare una speranza, dato che comunque rimaneva il Joker e nella serie ti facevano capire che veniva considerata un’altra carta invece che un cupo mietitore, e tutto sommato questa speranza è stata ben riposta. A parte qualche scivolone, di cui ho parlato qui sopra, la serie è davvero godevole.
Tuttavia, quando Arisu parla con il Joker ho iniziato ad avere altre preoccupazioni: l’ultima carta, infatti, gli dice che sta arrivando qualcosa di più grande del meteorite che lo portò nel Borderland la prima volta. Vogliono continuare la storia? Sembrerebbe così. Infatti, nell’ultima scena del finale vediamo tutta la Terra invasa da forti terremoti. La scena si sposta poi in un bar americano, dove vediamo una delle cameriere avere “Alice” come nome sulla targhetta. Sarà quindi una situazione uguale alla Squid Game? Ancora non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte della piattaforma, ma questo finale mi fa temere di sì. Non capisco perché Netflix è così deciso a rovinare le sue due serie asiatiche di punta spostandole in America pur di continuare a macinare soldi. Una cosa sola è certa: come per Squid Game, se decidono di fare la versione di statunitense non ho intenzione di vederla.

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