GOAT – SOGNA IN GRANDE: il piccolo gioiello di Sony

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A meno di un anno di distanza dal travolgente successo di KPop Demon Hunters, Sony Pictures Animation presenta il suo ultimo lavoro: Goat – Sogna in grande. Diversamente dal film precedente, rilasciato in esclusiva su Netflix, la pellicola diretta da Tyree Dillihay arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio, un giorno prima l’uscita in America in concomitanza con l’NBA All-Star Game. Il prodotto di Sony, consistente in una commedia animata di genere sportivo con protagonisti animali, si ispira a Funky Dunks, opera non pubblicata di Chris Tougas, autore di volumi illustrati per l’infanzia.

Una favola sportiva

“Ruggiball” è il nome dello sport che spopola nel mondo di Goat: un gioco simile al basketball che si svolge in stadi colmi ostacoli fatali per i giocatori. A causa dell’intensità della competizione solo animali di grossa taglia vi partecipano e i suoi professionisti sono consacrati da un prestigioso premio, l’Artiglio, e riconosciuti attraverso il titolo di Greatest of all time: i Goat.

Il giovane giocatore in erba, Will Harris – una capra – fattosi conoscere sul web in seguito a una fortuita sfida contro il campione in carica, riceve l’offerta di entrare a far parte dei Thorns. La squadra è ormai da tempo nota per la sua deriva fallimentare e i suoi membri sono divisi a causa delle smanie di protagonismo della capitana, Jett Fillmore, la quale nonostante la lunga carriera non è mai riuscita a qualificarsi come campionessa. Tra le rivalità dei suoi nuovi compagni, i dubbi del pubblico e il cinismo degli interessi economici che mirano a sfruttarne la recente fama, Will dovrà dimostrare la forza di realizzare il suo sogno e risollevare al contempo le sorti del team.

Sotto il profilo della narrazione ci troviamo di fronte a una delle formule più classiche del genere: un protagonista inesperto, a cui all’improvviso viene offerta la chance di entrare nel mondo che sin da piccolo ammira; il conflitto con una veterana, Fillmore, con cui maturerà una genuina affezione; l’ostilità collettiva degli spettatori, che riconoscono nell’inclusione di Will una mera mossa di marketing e i pregiudizi dovuti alla sua specie, ritenuta poco adatta al pericoloso sport. Sebbene la pellicola viaggi attraverso territori ben noti e prevedibili, la cura nei personaggi e nel mondo che abitano rendono trascurabili tali difetti.

Un mix tra Disney e Spiderman

A favore della pellicola gioca la scelta di unire un contesto urbanamente contemporaneo all’universo favolistico popolato da animali senzienti. La formula è ormai ampiamente collaudata come dimostrato dal successo di Zootropolis, il cui capitolo del 2016 sembra costituire una chiara fonte di ispirazione per l’opera di Dillihay. Il parallelismo non riguarda soltanto il tipo di storia che viene raccontata – Will è vittima di ostracismo sul campo da gioco, come Judy nel corpo di polizia -, ma si estende anche alla costruzione del mondo, dove i tratti dei caotici sobborghi in cui vive il protagonista si fondono all’estetica di una giungla selvaggia.

Si avverte comunque una certa diversità nelle ambientazioni dei due film: molto più fantasiose quelle del film Disney, laddove quelle di Sony, tra metropolitane affollate e piccoli diner, appaiono più vicine alla realtà. La veste fantasy viene recuperata soprattutto nei folli stadi in cui hanno luogo le partite: da grotte dal cui soffitto pendono stalattiti pericolanti, a ghiacciai formati da pavimenti instabili, arrivando fino ad arene vulcaniche.

L’azione è resa ancora più elettrizzante dalle eccezionali animazioni realizzate da Sony Pictures Animation: ancora una volta, infatti, la casa statunitense si dimostra uno dei maggiori player nell’attuale panorama cinematografico, con una qualità tecnica consacrata dai precedenti Spider-Man – Un nuovo universo e Across the Spider-Verse.

Il mondo delle celebrità

A supporto dell’ambientazione contemporanea concorre la rappresentazione di fenomeni attuali legati all’utilizzo dei social media e al buzz mediatico che si genera intorno ad essi. Gli esempi sono molteplici e danno vita ad alcune delle gag più mature del film: dal dissing tra giocatori di squadre rivali, che richiama la cultura rap, alla presa di distanza dalle dichiarazioni inavvertitamente razziste fatte alla stampa. Il risultato è un film capace di intrattenere tanto i giovani quanto un pubblico adulto.

Le sfaccettature di questa realtà vengono esplorate attraverso un ricco florilegio di personaggi ben caratterizzati: basti pensare ai membri Thorns, tra cui spiccano rinoceronte Archie, un padre stressato da due esasperanti figlie, o Modo un dragone di Komodo che raggiunge livelli di follia paragonabili a Rico dei pinguini di Madagascar. La chimica che nasce dalle bizzarrie di questo strambo team eleva la pellicola accompagnandola nei suoi picchi maggiori di comicità.

Tanta qualità, poca sostanza

Goat Sogna in grande si conferma, a mio avviso, come un piccolo gioiello nella filmografia di Sony Animation Studios, sebbene si accosti più a KPop Demon Hunters, rispetto ai più pregevoli capitoli di Spiderman: si tratta, infatti, di una pellicola indubbiamente derivativa, simile a prodotti visti e rivisti, con poche sorprese nel suo svolgimento e una morale – l’idea che l’impegno e la passione possano superare qualsiasi ostacolo – già ampiamente sentita.

Al netto di una scarsa originalità di idee, la formula dell’intreccio tra mondo animale e realtà contemporanea è decisamente ben gestita e restituisce un’opera leggera e a tratti veramente spassosa. Si aggiunga a tali considerazioni la qualità eccelse nelle animazioni e l’esito non può che essere un prodotto di intrattenimento meritevole di essere goduto al cinema. Rimane, tuttavia, vivo il desiderio di vedere altre opere realizzate con questa cura tecnica offrendo una maggiore attenzione alle idee originali, per condurre l’animazione verso produzioni ancora più innovative.

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