BLUE EYE SAMURAI: lotte di potere e revenge story nel Giappone del XVII secolo

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Da novembre 2023 è disponibile sulla piattaforma di streaming Netflix la serie franco-americana BLUE EYE SAMURAI, alla cui scrittura abbiamo Amber Noizumi (al suo primo lavoro a quanto pare) e Michael Green, già sceneggiatore di serie di successo come Heroes (2007), Smallville (2001-02) e di film come Blade Runner 2049 (2017) e il recentissimo Assassinio a Venezia (2023), alla regia Jane Wu.

La storia si svolge nel Giappone del periodo Edo, nello specifico nell’ottavo episodio si fa riferimento all’incendio di Meireki, veramente avvenuto nel 1657 e che ha raso al suolo una parte significativa della capitale giapponese.
La protagonista, Mizu, è considerata un mostro in quanto nata dall’unione di un uomo bianco e una donna giapponese e come segno visibile di ciò ha gli occhi blu. La sua condizione di “diversa” l’ha sempre portata a ricevere odio dai compaesani, le è stato sempre fatto credere dalla società che fosse cattiva e a vergognarsi della sua vita: l’unico ad accettarla è stato un forgiatore di katane cieco, che lei chiama Padrespada.
Lo scopo di vita di Mizu è diventato consumare la sua vendetta contro chi lei crede l’abbia messa in questa situazione dandole “sangue occidentale”. Al momento della sua nascita in Giappone erano presenti solo quattro uomini bianchi e sono proprio loro l’obiettivo della samurai.
Questi bianchi – come potete immaginare data l’epoca – hanno avuto rapporti con molte donne giapponesi e si sono lasciati alle spalle, abbandonandole, molti figli illegittimi e perciò ne rivendicavano l’uccisione. Per nascondersi dagli scagnozzi di questi occidentali, Mizu si è vista costretta a travestirsi da uomo e indossare da adulta un paio di occhiali arancioni, che facessero sembrare i suoi occhi più scuri.
La samurai sul suo cammino – in principio solitario – incontrerà amici che andranno a renderlo meno solo; amici come Ringo, un pasciuto cuoco senza mani e suo leale assistente, il samurai Taigen con il quale instaura un rapporto di rivalità e fiducia, la forte e indipendente principessa Akemi promessa sposa di Taigen, Madame Kaji, proprietaria colta ed astuta di un bordello e Fowler, uno dei quattro uomini bianchi in Giappone, trafficante d’armi senza scrupoli e antagonista principale della prima stagione della serie.

I punti forti di questa serie sono la sceneggiatura ben scritta e l’estetica nel suo insieme. I personaggi sono stati caratterizzati in maniera egregia, c’è uno sviluppo di ogni personaggio, nulla è lasciato al caso e gli intrecci tra le varie fazioni (politiche e di intenti ma anche spaziali) sono resi a poco a poco senza risultare veloci o forzati. La resa grafica è tramite una tecnica di animazione in 3D mista a 2D, supportata da reference video reali di combattimenti con spada, corpo a corpo e con armi di fortuna. La stessa regista Jane Wu è una artista marziale e si è preoccupata di andare nello studio di animazione francese con una valigia piena di kimono e si è messa in prima linea come attrice per girare i video di riferimento per le animazioni.
Le scenografie del Giappone del XVII secolo sono stupende, immersive e poetiche: il film Zatoichi (2003), la visione del regista Akira Kurosawa e il pittore e incisore Hiroshi Yoshida sono stati citati dagli stessi autori come ispirazioni per creare l’immaginario visivo della serie, affiancati da esperti storici di architettura, cibo e di usi e costumi. Jane Wu ha personalmente progettato i personaggi ispirandosi alle marionette del Bunraku, dicendo che fossero un ricordo d’infanzia e che fossero “inquietanti”. La ricerca al dettaglio, ai particolari è stata minuziosa e mettere in opera tale mole di materiale certamente non dev’essere stato semplice ma il risultato è eccellente.

Blue Eye Samurai è una serie che davvero merita di essere vista se siete amanti dell’azione e delle arti marziali (con scene anche cruente, alla Kill Bill di Tarantino), se vi piacciono i thriller e le revenge stories, se amate l’estetica giapponese o se semplicemente siete curiosi di sapere come si svolge la storia.
Ma non si limita solo all’azione, è anche piena di momenti dolci e riflessivi, passionali e carnali, momenti di stop al proseguire degli eventi per soffermarsi sul passato dei personaggi e su come la verità faccia allontanare le persone che ci sembrano più care, poiché hanno paura della nostra vera natura e non riescono ad accettarci.

La seconda stagione è stata confermata e non vedo l’ora di sapere come si troverà Mizu nel proseguo del suo obiettivo di vendetta, in un nuovo scenario che è già stato impostato (vedete l’ultimo episodio per capire di che parlo nello specifico).

Correte a recuperare Blue Eye Samurai su Netflix!

Una risposta a “BLUE EYE SAMURAI: lotte di potere e revenge story nel Giappone del XVII secolo”

  1. Avatar wwayne

    Tra le serie Netflix ambientate in Giappone è molto bella anche quest’altra: https://wwayne.wordpress.com/2024/02/04/vi-racconto-la-mia-storia/. L’hai vista?

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