Sono passati ben 7 anni dall’ultima volta che abbiamo visto un prodotto cinematografico di Star Wars. La precedente occasione fu l’uscita di Episodio IX – L’ascesa di Skywalker, opera che concluse il progetto di rivitalizzare la saga ideata da George Lucas nel lontano 1977 con una nuova trilogia sequel. Questo universo narrativo oggi è enormemente cresciuto, tra nuovi film, serie animate e produzioni live action distribuite su Disney+.
In questo ricco panorama, Jon Favreau firma la regia di The Mandalorian and Grogu. La pellicola, ambientata in quella parte dell’universo Star Wars dedicata alle vicende del cacciatore di taglie mandaloriano, Din Djarin (o Mando), e del piccolo alieno, Grogu, rappresenta il coronamento della prima e amata serie live action, ideata dallo stesso Favreau. Ma sarà questo film una degna conclusione delle tre stagioni che l’hanno preceduto?
UN SEQUEL APERTO AL GRANDE PUBBLICO
Occorre subito dire che, sebbene la narrazione prosegua dopo la terza e ultima stagione di The Mandalorian, le vicende raccontate sono talmente autonome da non richiedere una profonda conoscenza della serie: è sufficiente avere una generale idea su chi siano i due protagonisti del titolo, condizione che può essere soddisfatta avendo anche solo visto prima stagione.

La storia stessa riflette questa apertura al pubblico generalista, dal momento che gli avversari di Mando, assunto come mercenario al servizio della Nuova Repubblica, altri non sono che gli ultimi agenti dell’Impero, nemici sin dagli albori della saga, ridotti in fuga dopo la sconfitta di Palpatine in Episodio VI.
Come c’è da aspettarsi il film gioca con una galassia di riferimenti, dagli episodi storici alle opere più recenti, richiamando specialmente quei personaggi noti a chi avrà visto le serie animate di The Clone Wars e Rebels. Si tratta comunque sempre di citazioni dirette ai fan della saga che nulla tolgono alla visione di chi, comprensibilmente, non ha seguito le numerose produzioni di Star Wars.
UN PROBLEMA DI SERIALITA’
Se dunque l’opera di Favreau ha il vantaggio di poter essere fruita anche da chi non ha seguito integralmente le avventure del mandaloriano, proprio la sua origine seriale rappresenta il suo tallone d’Achille.
Per la verità non pare di trovarsi davanti a un vero e proprio film, ma piuttosto a due lunghe puntate unite da un tenue filo narrativo. Appare evidente che la pellicola si divida perfettamente in un “prima” e un “dopo”, dove cui gli obiettivi raggiunti nella prima metà hanno scarso o nessun valore per la seconda.

Volendo scendere un po’ più nel dettaglio (Allerta Spoiler): il focus del film, come sembra preludere il testo posto in incipit, sembra essere la caccia agli ex-agenti dell’Impero. Uno in special modo, l’enigmatico Coin, che soltanto la famiglia criminale degli Hutt sa dove si nasconde. Al contrario questa missione si risolve intorno alla prima ora di film: lo stesso Coin, una volta trovato, sparisce totalmente dalla pellicola, che concentra la sua seconda metà sul conflitto tra Mando e gli Hutt, furibondi per essere stati tagliati fuori dall’accordo col cacciatore di taglie.
Per altro a nulla valgono gli importanti “segreti” di cui l’ex-Imperiale sarebbe in possesso, un vero e proprio McGuffin. Il loro contenuto viene, infatti, velocemente rivelato alla fine, risolvendosi in una clamorosa ovvietà: gli Hutt,
i criminali per eccellenza del mondo di Star Wars, facevano il doppiogioco, vendendo informazioni alla Repubblica e agli Imperiali. Scioccante (Fine Spoiler).
UNA SIDE-STORY DI BASSO PROFILO
In linea con la serie di provenienza il film di Favreau racconta una storia parallela a quella degli Episodi principali della saga e certamente più contenuta. Sicuramente anche questo è stato un aspetto vincente dello show, che riusciva a ritagliarsi uno spazio per sé all’interno di questo mastodontico universo narrativo, senza scomodare le grandi storie dei Jedi contro i Sith, dei Ribelli contro l’Impero.
Ciononostante si sente la mancanza di un obiettivo chiaro e delineato, sempre in virtù di questa natura ibrida tra film e serie. Più la pellicola va avanti, più la posta in gioco pare calare notevolmente di intensità; ciò che potrebbe funzionare per la puntata intermedia di una stagione, non va per la seconda parte di un prodotto cinematografico. Peraltro anche il discorso sull’inevitabile separazione tra l’umano Mando e il longevo Grogu viene velocemente tirato in ballo nell’ultima mezz’ora, restando al livello di una mezza idea espressa per suscitare un minimo di commozione nello spettatore.

Un peccato, anche perché dal semplice punto di vista dell’azione e del divertimento risulta un prodotto assolutamente valido. Si sente tutta la forza del brand di Star Wars nei pianeti e nelle specie aliene che appaiono, e specialmente nei combattimenti contro creature gargantuesche.
E naturalmente la dinamica genitore-figlio dei due protagonisti, altro aspetto chiave del successo della serie, rimane una delizia e non può che ispirare una profonda tenerezza.
IL MANDALORIANO E IL COMPITINO RIUSCITO
Tirando le somme, The Mandalorian and Grogu rappresenta un’esperienza cinematografica godibile. Chiaramente è difficile consigliare un film del genere a un pubblico che non sia fan della serie o della saga in generale, ma rimane apprezzabile l’impegno dei produttori nel far sì che fosse un’opera aperta anche a chi ha incrociato solo occasionalmente questi personaggi.
Se paragonato agli altri film stand-alone, ossia Rogue One o Solo,
The Mandalorian and Grogu soffre probabilmente per questa sua curiosa natura natura ibrida tra film e show; rimane a fine visione il dubbio di aver assistito a due lunghe puntate del mandaloriano, che sarebbero state proposte più sensatamente su piattaforma che al cinema.
Rimane però intatta l’essenza cruciale del brand: il viaggio immaginifico tra
i diversi pianeti e l’incontro con creature aliene in un concentrato di azione e avventura. Come il tassello di un puzzle che senza troppe pretese ci riporta a quella “galassia lontana lontana” immaginata nel 1977.

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