Uscito qualche mese fa nelle sale italiane e sta facendo ancora parlare di sé dividendo il pubblico: OBSESSION è il nuovo film horror di Curry Barker, che lo ha scritto, diretto e montato.
La pellicola è la sua seconda opera come regista – la prima “Milk & Serial” potete recuperarla da Youtube nda -, ma è la sua prima opera distribuita al cinema. Barker inizia come Youtuber e insieme al collega Cooper Tomlinson fonda il duo comico “that’s a bad idea“, insieme al quale si fa le ossa come attore e regista caricando i suoi primi lavori sulla piattaforma.
Interpretato da Inde Navarette (Nikki), Michael Johnston (Bear), Meghan Lawless (Sarah) e Cooper Tomlinson (Ian), la pellicola prende spunto dal pluri-abusato trope del “be careful what you wish for” ma ne trae riflessioni tutt’altro che scontate, ne risulta un horror-psicologico che usa l’idea del sovrannaturale per esplorare le dinamiche relazionali di una coppia che vive una relazione tossica che sfugge sempre di più al controllo dei diretti interessati.
LA TRAMA LINEARE MA LA PSICOLOGIA COMPLESSA
La storia parte dalle relazioni nel gruppo di amici che vengono spiegate dai primissimi momenti: Bear ha una bella cotta per Nikki, vuole confessarle i suoi sentimenti ma non ha il coraggio per farlo. Ian lo ascolta, gli dà dei consigli su come dirle ciò che prova, “sembrerebbe” un buon amico. Sarah invece è infatuata di Bear. Nikki, d’altro canto, vede Bear come solo un amico, un fratellino, non lo ha mai preso in considerazione come interesse romantico.
Questa situazione ci appare chiara, come chiaro è il fatto che Bear sia un ragazzo che ha problemi di relazione con l’altro sesso, è un codardo cronico e non trova il coraggio di buttarsi e dire con sincerità quello che prova anche quando gli viene chiesto dalla diretta interessata. Nikki è una ragazza “cool”, allegra e gioiosa, l’esatto opposto di Bear che appare molto più introverso e insicuro, apparentemente romantico e che desidera che la ragazza che gli piace lo ricambi.
Il turning point non deriva da una presa di coraggio del ragazzo, ma viene dall’esterno, dal sovrannaturale: infatti Bear entra in un negozio new-age esoterico e compra un regalo per Nikki, un bastoncino che avvera i desideri (One Wish Willow), quando lei gli confessa di voler lasciar perdere il lavoro e provare a seguire il suo sogno di scrittrice. Lui non riesce nemmeno a darle questo dono di buon auspicio per il suo futuro, ma lo utilizza per i suoi scopi desiderando che “Nikki lo amasse più di ogni altra persona al mondo“.

Immediatamente vediamo un cambiamento nel comportamento di Nikki, che invita Bear a casa ripetutamente e ad usare la scusa che sta male perché ha scoperto che il padre – che vive lontano e di cui lo spettatore sa che a lei non frega nulla – stia morendo di cancro. L’incantesimo ha effetto, Nikki è stata forzatamente costretta a “invaghirsi” di Bear.
L’HORROR SOVRANNATURALE E LE RED FLAGS REALI *SPOILER*
Prima scena in casa di Bear: noi sappiamo che per Bear Nikki è stata una buona amica ed è stata vicino al ragazzo alla morte della nonna. Vediamo che nell’armadietto del bagno ci sono molti flaconi di ossicodone, prescritti all’anziana e lasciati là. La casa è molto “old school”, si capisce che ci abitava una persona anziana e rimane così: semibuia e non viene mai sistemata, né liberata dalle cose della nonna, comprese le pillole.
Queste pillole vengono trovate dalla gatta di casa, che le ingerisce insieme al cibo e muore. Forse il ragazzo non se ne è disfatto perché ha deciso di prenderle per “anestetizzare” i suoi problemi, forse si è dimenticato di dar da mangiare alla gatta che, affamata, ha cercato il cibo e il vasetto lasciato aperto è caduto e si è mescolato con le crocchette? Fatto sta che Bear supera la morte dell’animale in gran rapidità, butta via il corpo nella spazzatura, senza assumersene la responsabilità, sintomo della poca empatia e attenzione del giovane verso altre creature viventi, troppo concentrato su sé stesso.
Altro campanello d’allarme è la formulazione del desiderio e, più avanti, il modo per “rimediare al danno”. La formulazione della frase è che LEI ami LUI più di OGNI ALTRA PERSONA AL MONDO. La freccia della relazione punta a Bear, è lui che deve diventare il centro della vita di Nikki, amando LUI più di ogni altra persona, compresa sé stessa, annullando la sua identità e libera scelta, viene obbligata, piegata con la forza a fare ciò che non vuole ed essere chi non è.
Il ragazzo sfrutta questa forza sovrannaturale che piega la volontà di Nikki, estremizzata nella scena in cui Bear di fatto la stupra poiché lei è costretta a soddisfare i suoi bisogni, posseduta dalla volontà del desiderio di Bear. Volontà che la spingerà a diventare sempre più possessiva e ossessiva di voler stare sempre con lui e scopriamo durante il film il perché.
Quando la gelosia – indotta ricordiamolo – diventa troppa e la ragazza inizia a far male agli altri, Bear inizia a temere per la sua incolumità, della sofferenza di Nikki fino a quel momento non gliene poteva fregare di meno.
Chiama il numero del “servizio clienti” del One Wish Willow e l’operatore gli mette davanti la verità: il desiderio è uno solo, non si può modificare (era quello che aveva chiesto Bear, di modificare ma non annullare) e si può spezzare solo con un altro desiderio o con la morte di chi lo ha espresso.
“Vuole parlare con Nikki?” : un urlo straziante è la risposta dall’altro capo del telefono.
Quando Nikki diventa troppo strana, troppo gelosa, troppo possessiva, troppo ossessionata (arriva a uccidere nda) a Bear non va più bene, ma Nikki gli ricorda che è “quello che ha desiderato“.
La parte più horror della pellicola non è la violenza, né l’ossessione che Nikki dimostra ma sono i suoi momenti di lucidità sparsi nella pellicola: sotto alla Nikki del Desiderio c’è la vera Nikki, cosciente di tutto ma incapace di scegliere da sé e ribellarsi. Le urla strazianti sono momenti in cui lei si rende conto della manipolazione e abuso che sta subendo.
IL CAST ELEVA IL FILM A FENOMENO DELL’ANNO
La pellicola riesce a evitare i limiti di molta produzione horror indipendente ed il merito è anche di un cast che comprende perfettamente il tono ambiguo ricercato da Curry Barker. Michael Johnston costruisce un protagonista restituendo con efficacia l’insicurezza e l’ossessione crescente, è credibile nella sua progressiva discesa verso un’ossessione autodistruttiva, evitando facili eccessi melodrammatici.
La vera rivelazione del film, tuttavia, è Inde Navarrette nei panni di Nikki. L’attrice si confronta con un personaggio che avrebbe potuto facilmente trasformarsi nell’ennesima figura femminile ridotta a semplice motore dell’orrore, scegliendo invece una strada decisamente più sfumata: è al contempo l’elemento che produce l’orrore e che lo subisce.
La sua interpretazione si fonda su un costante equilibrio tra desiderio e minaccia, tra momenti di fragilità, crollo psicologico e prevaricazione violentemente fisica e concreta. Restituisce un personaggio che conserva una dimensione umana anche quando il racconto ne accentua gli aspetti più disturbanti.

Nelle interviste promozionali, l’attrice ha raccontato di aver provato un’immediata connessione con il personaggio, definendolo «il primo che ho compreso completamente» fin dalla lettura della sceneggiatura. Ha spiegato di aver voluto affrontare Nikki con il massimo rispetto, evitando di interpretarla come una semplice “cattiva” e cercando invece di umanizzarla, mostrando il dolore e la perdita della sua identità causati dagli eventi del film. Proprio questa attenzione alla dimensione emotiva del personaggio emerge chiaramente sullo schermo: anche nelle scene più estreme, la sua interpretazione conserva un nucleo di autenticità che rende Nikki tanto spaventosa quanto profondamente fragile.
Lo stesso regista Curry Barker ha elogiato il lavoro dell’attrice, ricordando come già dalla prima giornata di riprese fosse evidente di aver trovato l’interprete perfetta per il ruolo.
Inde Navarrette, è stata capace di trasformare Nikki in uno dei personaggi horror più memorabili degli ultimi anni e non stupisce, quindi, che il film abbia consacrato l’attrice come una delle nuove Scream Queens di Hollywood.
CONCLUSIONI
In Obsession l’orrore sovrannaturale serve come espediente per rendere visibile ciò che nella realtà spesso rimane nascosto. Il desiderio non crea l’ossessione dal nulla: porta all’estremo il bisogno di controllo e la fantasia alterata di Bear, il suo egoismo e la sua incapacità di vedere Nikki come una persona autonoma e che esista al di fuori di lui.
Il film è una grande metafora dell’egoismo umano, non vedere fuori da sé stessi il male che si può fare agli altri tramite le proprie scelte e negare di essere nel torto finché non si viene espulsi dalla propria bolla di confort.
Le vere red flags sono tutte umane: l’indifferenza verso il dolore altrui, il voler essere il centro dell’esistenza di qualcuno, il confondere il possesso con l’amore e intervenire solo quando si è personalmente in pericolo.
Il film ci lascia così con un’idea inquietante: il mostro più spaventoso non è la magia che esaudisce i desideri, ma l’idea che amare significhi togliere all’altro la libertà di scegliere, manipolando psicologicamente l’altro fino all’estremo.
Se ancora non avete visto Obsession, vale la pena recuperarlo sul grande schermo. L’atmosfera costruita da Barker, unita alla straordinaria prova degli attori protagonisti e al continuo equilibrio tra horror psicologico, romance e body horror – inteso come perdita della propria identità fisica -, rende il film un’esperienza che acquista ancora più forza in sala, dove tensione, sonoro e immagini riescono a coinvolgere lo spettatore in modo totale.
Fonti:
– Obsession star Inde Navarrette: ‘Nikki is the first character I understood fully’
– India Today – “Exclusive: Obsession cast breaks down toxic love, emotional fear and modern romance”
– PEOPLE – “Obsessed with Inde Navarrette? Meet the Breakout Star of One of the Scariest Movies of the Year”
– Chi è Inde Navarrette: l’attrice di Obsession diventata la nuova Scream Queen odia i film horror e colleziona borse

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